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New Dreams -“BUONE FESTE DALLA FAMIGLIA SPACCAROTULE.” L’ALBERO DI NATALE. A NATALE SI DEVE RIDERE!

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alt Scritto da Donato Liotto - L’albero di Natale, in molte case, già è diventato il protagonista assoluto e fa mostra di se. Oggi, in merito alle prossime festività del Natale vogliamo fare un passo indietro e, scoprire assieme a voi che l’albero di Natale non è facile da preparare e in taluni casi si rischia l’osso del capocollo. Prima cosa; bisogna ricordarsi l’albero dove è stato messo lo scorso Natale e tirarlo fuori, poi cercare tutti gli addobbi, luci, babbo Natale etc. In una casa “immaginaria e di fantasia” faremo visita e useremo “la macchina del tempo” torniamo al 7 dicembre di quest’anno, e per la precisione, visitiamo la famiglia di Giovanni Spaccarotule, sono lui, la moglie, e otto figli. Noi, saremo spettatori che assisteranno alla scena e che sicuramente è simile a tante altre scene che in questo periodo avvengono in tante case. (ma loro non lo sanno che li osserviamo) Entriamo, piano, zitti..zitti..comunque non ci sentono e non ci vedono, li vediamo, sembrano assatanati, il capofamiglia Giovanni Spaccarotule urla e grida alla sua “truppa” – “ Me vulite ricere sti palle addò stanne?” – La moglie che lo riprende e gli dice – “Giuvà..è palle a che te servene si nun tiene l’albero all’erte (in piedi) per metterle sopra e sotto e, non aggiungo altro. Prima troviamo l’albero ..strunze che si!”- Come inizio non c’è male. Arriva la primogenita ( incinta, ottavo mese di gravidanza) si tiene il pancione tra le mani, è talmente grande e pesante la pancia che l’hà appoggiata su un triciclo per spostarsi, la vediamo che arriva toma..toma..cacchio cacchio ed esclama con voce soffusa –“ Ne ma, che state facendo, ne ma, cherè stu burdelle, ne ma, pecchè currite annanze e arrete.. ma è succiese quaccosa?”- A parte che si capisce e si alt vede, ma lei esige e vuole delle risposte lo stesso. Nessuno le risponde e, a questo punto per farsi notare, adotta un sistema classico e certificato per l’occasione: quello delle donne in stato di gravidanza –“ Uèèè…Marò..se move tutte a panza..o criature pare che vò ascì fore.” - A questo punto è riuscita nel suo intento, il padre si gira verso di lei, la guarda ed esclama –“ Cu stu fridde addò vò ascì chiste? Una cosa.. si proprio addà scì (uscire, partorire) fatte accumpagnà all’ospedale da qualcuno(altruista..conta solo l’albero) che cà già stamme stritte! Cu tutte sti palle, lampadine e babbi natale, a stu criature non lo possiamo mettere manco nella capanna insieme a San Giuseppe e Santa Maria. Chelle mammete (mamma) ha comprato un bue e un asinello che pa verità, l’asinello si capisce che è nu ciuccio..chelle che me preoccupa è o bue..secondo me, cheste è na vacche prena (incinta) è troppa chiatta e ti assomiglia vacamente piccerè..pirciò nun me sbaglie..a vacche e prena!” – Nel frattempo scoprono dove sta l’albero di Natale, nel garage, proprio sopra allo scaffale posto all’altezza di cinque metri. Il figlio secondogenito, alto un metro e sessanta, e nonostante tiene lo scaletto, non ci arriva, e quindi irrompe nella stanza e grida –“ Ma chi a mise l’albero così in alto Polifemo? Che cazz..mò comme o pigliamme? Si chiamme a Ulisse pure isse me manne a fanculo. E dice: guagliò neppure nell’Odissea ho rischiato tanto, si sagliè n’coppe a stu scalette, so sicure che m’arrucelè. ( arrucelè cado, mi struppeo, mi si imbrogliano le ossa, insomma va all’ospedale)” - Il più alto nella famiglia è il terzo genito, e misura un metroesettantaduecentimetri. (tutto attaccato lo scriviamo accussì pare chiù luonghe!) Il padre assieme a tutta la truppa si fermano e di botto, tutti all’unisono, puntano il dito verso costui e dicono –“Lo piglià Ciruzzo che è il più auto (alto)” – Ciruzzo fa finte di non aver sentito, e fa per andarsene via ma, la sorella prena, quella con la panza annanze gli sbarra la strada e con sguardo intimidatorio gli dice –“ Accà nun ze passe!”- rassegnato, il poverino, va giù al garage per affrontare quella che, per una persona normale, può davvero rappresentare la scalata del Monte Bianco. La sua famiglia in coro –“ Ciruzzo..Ciruzzo..” – La mamma che gli dice - “ Belle e mamma soia..tuorne sta casa aspetta a te..ma tuorne cu l’albero è capite?”- Intanto noi, da buoni osservatori nulla sfugge e notiamo che nella casa si è creata una tensione talmente alta che, seppure le luci del Natale luminarie etc. non sono ancora state messe in corrente, si accendono da sole, pure il bue e l’asinello si sono sfastriati (scocciati) e li sentiamo esclamare - “ma addò simme capitate..chiste so pazze” - Ognuno vuole dire la sua, ognuno ha un idea brillante e vuole che la si applichi. Tutti parlano non si capisce nulla e a questo punto, irrompe potente la voce ferma del capofamiglia –“ M’avite rutte e palle..bastaaa..e cherè?” – Il bimbo più piccolo, 11 anni, lo guarda, e con aria innocente gli risponde –“ Papà le palle stanno a terra e sono sane..io non le ho calpestate..vire buone chi te l’hà rotte che cà, va pigliate sempe cu me che sono il più piccirillo!” – Nel box intanto e non si sa come e a rischio di rompersi il collo, l’albero è stato tirato giù e, si apprestano a portarlo in casa. In ascensore non c’entra questo non è un albero ma, somiglia di più ad un pino di quelli che, vediamo nei cimiteri è alto cinque metri! Pertanto restano le scale, appena fatta la prima rampa (abitano al terzo piano) alt incrociano il sig. Panza ( di nome e di fatto) è alto due metri, per tre di circonferenza una stazza che, a vederlo, non ci si crede…ma ci devi credere..sta là..annanze a te e ti chiede il “passo”. Questo non è mai sceso da sopra, e proprio ora gli è venuta la geniale idea di uscire di casa? Penserete ora: e perché non prende l’ascensore? Risposta: L’ultima volta che lo ha fatto è rimasto incastrato dentro, e ha trascorso tutte le festività nell’ascensore! Rimane una cosa sola da fare, s’addà stennere (stendere a terra) sopra le scale e, bisogna camminargli sopra, proprio comme si fosse nu tappete. L’operazione riesce ma, si dimenticano che il “Panza” è ancora disteso a terra e non si può rialzare. Aspetto questo secondario, ora conta portare l’albero sopra a Panza ci pensano dopo le feste a come farlo rialzare. Nel frattempo lo usano come tappeto e lo coprono con una moquette rossa con sopra tante stelline di Natale che stanno ad indicare dove appoggiare correttamente i piedi. Da notare che, alcune stelle, due sono poste sulla faccia e una sui testicoli. Panza urla dal dolore e grida “E palle..mie..e palle..mie..”- Ma ecco che gli arriva subito la risposta – “ Una cosa, non dicere stronzate chesti palle songhe e noste..mo l’avimme pigliate avvasce (giù) o garage”. - Insomma è tutto un dire ma, rientriamo in casa la scena dell’albero che entra non la dobbiamo perdere. Ciruzzo a gran voce viene accolto come un eroe –“ Papà..papà..ecco l’albero!”- Il padre lo vede, e stupito esclama – “ Azz..ma è crisciute..pareve chiù piccerille!” – Lo posizionano in un angolo e, finalmente, tutta la famiglia al completo è pronta per addobbarlo. Resta solo un’ultima cosa da fare: mettere la punta! Sta proprio li, in alto, è una punta, e giustamente addò addà stà..in alto no! Qui ci vuole un atto di coraggio, e l’esempio lo può dare solo il capofamiglia – “Fermi tutti, pigliate o scalette addà signora a fianco, la moglie di Francuccio o pumpiere..vedete, quella la tiene sicuro la scala dei pompieri, il marito si porta sempre il lavoro a casa.”- Arriva la scala e viene posta di fronte all’albero, è il momento più delicato e pericoloso dell’addobbamento e con sprezzo del pericolo e indomito coraggio il sig. Giovanni si appresta a salire – “Uagliù (ragazzi) appena salgo vi allungo una cima, e ci legate la punta dell’albero,”- ma la figlia prena fa un osservazione giusta ed intelligente e dice –“ ma papà, la in alto, poi come ti sentiamo come ti vediamo, comme facimme a sapè che si arrivato?” – Il padre con ghigno di soddisfazione le risponde –“ Figlia mia, semplice, usiamo il cellulare e un binocolo. Prima però, devo salire e vedere se c’è campo !”- Sale su, sempre più in alto, la dove c’è la grappa Bocchino..nun ci azzecca ma o dicimme o stesse!Ora prova a telefonare –“ Pronto..pronto mi sentite, mi vedete?”- Tutti in coro – “siiii..ti sentiamo forte e chiaro!”- “L’operazione Punta” può partire . Il padre sale di nuovo e allunga la corda e telefona di nuovo – “ Ora sono arrivato legate la punta e date uno strattone, cosi capisco che l’avete legata” – Le ultime parole famose – “ La moglie si rivolge a tutti i figli e dice loro –“ Ragazzi, il vostro papà, si aspetta da noi un grande aiuto, non lo dobbiamo deludere. Perciò leghiamo la punta e tiramme a corde tutti assieme. La famiglia deve essere unita in queste circostanze”.- La corda con la punta è stata sistemata, ora è il momento di tirare. Noi per dovere di cronaca ci vorremo voltare dall’altra parte nun tenimme o curaggio e verè. Ma come dicevamo, avimma verè per raccontarvi come finisce. Tutti in coro a gridare - “ Uno..due..treeeee…tirate!” - A questo punto vediamo cadere dal cielo il sig Giovanni che, ancora aggrappato all’albero se lo trascina con se, e travolge tutti quelli che stavano sotto di lui. Questa scena ci ricorda vagamente “Sansone che crolla con tutti i Filistei” ma quà è anche peggio…chiste è nu terremoto! Un macello, una tragedia immane, la quale ha sicuramente procurato non pochi danni fisici al poverino che, non si riesce a trovare ne a vedere. Una sola voce si sente nella stanza avvolta da un silenzio tombale a parte i lamenti di dolore, è quella del alt figlio piccolo che dice –“ Che bello..mamma..papà, le palle si sono salvate e non si sono rotte. Rifacciamolo di nuovo”!-Nessuno gli risponde, nessuno parla, pensano solo al prossimo Natale che verrà..meglio ò presepe..o no? Abbiamo esagerato penserete, è tutta fantasia direte ma, verite buone che nu poche e verità ci stà. Buon Natale a tutti!


 




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