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New Dreams :“TU SI OVERO..O CORE MIJE!"

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alt Scritto il 25.10.2012 da Donato Liotto - “Si o’ core mije”, “e figlje so’ piezze e core”, “due cuori e una capanna”, “ti tengo dentro al cuore”. Possiamo scrivere altre cento, mille citazioni in cui, in esse, sia riportata la parola “cuore”, davvero non si contano. In effetti, in ogni epoca, tanti hanno scritto e parlato usando questa parola davvero importante: “cuore”. Portare similitudini che, rappresentino appieno non solo stati d’animo ma, anche cose da dire, con la consapevolezza che esse prendano vigore, abbiano forza e creino in chi ci ascolta il convincimento che effettivamente “stamme parlanne cò core n’mane,”e che siamo sinceri in buona sostanza. Come vedete, basta scrivere e, la parola “cuore” esce spontaneamente. Mi chiedo: Come mai, tra tanti “organi” presenti nel corpo umano, amiamo fare citazioni solo usando il cuore come esempio? Questo non ci è dato sapere, possiamo solo provare con voi ad immaginare e fare delle “prove” similitudini, esempi di “frasi” usando altri organi del corpo umano: “Ti amo più della mia vita, la mia cistifelia è piena di te!”( che tradotto vuol dire; “quando ti penso mi viene da ruttare”) - “Amo i miei figli più di ogni altra cosa, loro sono davvero il mio stomaco!” ( che tradotto vuol dire; “Uagljù m’avite fatte l’acido n’goppe o’ stomaco”) - “Ci amiamo tanto tanto, siamo come due testicoli e una capanna”, (che tradotto può significare solo una cosa; una capanna abitata da coppie gay . Senza offesa per questi ultimi ovviamente, a loro va tutto il nostro rispetto). Oppure “amò.. mè fatt à palla!”. – “L’amicizia per te, nasce dal profondo del mio fegato e non muore mai”. (che tradotto vuol dire; “questa nostra amicizia è piena di bile, tenghe ò gialle ò fegate talmente che ti schifo”). Noi, ci abbiamo provato e, potremmo continuare ma, è chiaro ed evidente che, se non si usa la parola “cuore”, ogni paragone fatto con un altro “organo” stona e soprattutto, crea dei dubbi in chi riceve e si sente dire certe cose, anzi, diventa pure offensivo. -“Ti tengo dentro al cuore..ti tengo n’coppe ò stommache!”- “Te tenghe n’ganne”. (in gola) Vale a dire; “ ti tengo dentro al cuore”. Vedete, non va bene, inutile insistere. Allora, ci arrendiamo e anche noi, come tutti, osanniamo, idrolatiamo con mille aggettivi, mille pensieri questo nostro cuore, questo grande organo del corpo umano che, tante fibrillazioni crea in noi, e non solo quelle dovute a scompensi a malattie improvvise, ma soprattutto, scompensi dovuti all’amore, a sentimenti verso un amico o un figlio, o verso l’amata compagna e viceversa, o verso i genitori, un cuore che palpita nel nostro petto, “nunze arripose maje”, e meno male, aggiungiamo, se si fermasse per cinque minuti, giusto il tempo di prendere fiato, sarebbe morte certa per noi. Questo cuore che maltrattiamo, che ignoriamo, che non sentiamo battere nel petto. Un cuore presente, sempre allerto, lui, discreto, palpita, mille pulsazioni, mille emozioni, mille significati. Allora facciamo così, mettiamo la mano sul nostro petto, facciamogli una carezza e diciamogli con voce soave e dolce: “A saje nà cosa..tu si overe ò core mije!”


 




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